Quando compriamo su Amazon, compriamo una idea di mondo

E’ bello risparmiare, è bello ricevere entro 12 ore quello che desideriamo, è bello poter comprare la-qualsiasi proveniente da tutti i luoghi del mondo. Ma a che prezzo? Ovviamente non mi riferisco al prezzo che noi paghiamo, quello è solitamente basso. Mi riferisco al prezzo complessivo del nostro comprare. Prima di tutto se un oggetto costa “troppo” poco, da qualche parte della filiera di produzione c’è sfruttamento di essere umani e/o risorse.

Oggi sappiamo molto, sappiamo come le multinazionali sfruttano i lavoratori, sfruttano le risorse naturali, sfruttano le nostre debolezze psicologiche, tutto nell’ottica schizofrenica del produci-consuma sempre di più, e non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo, queste pratiche sono qui, davanti il nostro naso.

Oggi, noi come consumatori abbiamo la possibilità, e quindi la responsabilità, di togliere risorse a questa ideologia malata. Oggi, noi possiamo scegliere. Se scegliamo i soliti (Amazon, McDonald’s, Coca-cola, Zara, Google, Microsoft, ecc…), scegliamo lo sfruttamento, il consumo a tutti i costi, l’illusione di essere felici. Se, invece, scegliamo di comprare in loco, di attendere ed a volte di non comprare, scegliamo la comunità, il rispetto per essere umani e natura, scegliamo di voler vivere davvero in un mondo migliore.

Ovviamente non è facile, non è facile trovare ed utilizzare servizi alternativi a Google, fare spesa fuori dalla grande distribuzione, abbigliamento alla moda ed a buon prezzo, ecc… Ognuno agisce secondo le proprie disponibilità (economiche, di tempo, di salute, ecc…), non c’è bisogno di immolarci per la causa, basta iniziare ad essere consapevoli delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Altrimenti, non ci possiamo lamentare che a lavoro veniamo sfruttati, spremuti e alienati se continuiamo a spendere in piattaforme, merci e servizi che sfruttano, spremono e alienano.

Quello del consumo “consapevole” è uno degli strumenti che abbiamo per cambiare il mondo, ma, come sosteneva il filosofo Mark Fisher, per cambiarlo dobbiamo prima di tutto immaginare un mondo diverso. Immaginandolo iniziamo a dare un senso più profondo e consapevole alle nostre azioni e dando senso sentiamo il piacere della scelta libera.

Anti capitalism banner in Parliament Square, London. (Photo by Mike Kemp/In Pictures Ltd./Corbis via Getty Images)

Uscire dal sistema della guerra, ad ogni istante.

Cosa ci propone ogni giorno questo mondo? Guerre, violenza, povertà, disagio, drammi di ogni tipo. Apriamo un giornale, accendiamo la tv, sintonizziamo la radio e (quasi) sempre ci bombardano con notizie piene di disperazione: “l’economia va a rotoli”, “stiamo distruggendo il pianeta”, “bombe uccidono donne e bambini”. Ad esempio, questa mattina prendo lo smartphone per leggere le ultime notizie e trovo un nuovo bombardamento di Israele sul Libano. Immediatamente sento odio, rabbia e sconforto, mi sento inerme, mi sento estraneo a questo mondo eppure ci sono dentro. Mi son sentito trascinato in questo circolo vizioso di violenza ed odio, dove sembra non esserci alternativa.

Eppure, qualche istante dopo, da qualche parte arriva una sorta di intuizione: “puoi decidere su che frequenza sintonizzarti, puoi scegliere la gioia”. Ogni volta che ci vengono proposte le violenze di questo mondo, noi possiamo scegliere di sintonizzarci e rimanere identificati con la nostra rabbia, paura e disperazione oppure possiamo accettarle, osservarle e lasciarle andare, tutto ci apparirà sin da subito diverso: nuovo e vitale. Sembra assurdo per la nostra mente razionale, ma è così, abbiamo il potere di scegliere su quali frequenze assestarci e quindi il potere di cambiare il mondo senza bisogno di essere il Presidente della Repubblica.

Dopo qualche ora “casualmente” leggo un passaggio dal diario di Etty Hillesum: “Non sono mai le circostanze esteriori, è sempre il sentimento interiore – depressione, insicurezza, o altro – che dà a queste circostanze un’apparenza triste o minacciosa. Nel mio caso funziona sempre dall’interno verso l’esterno, mai viceversa. Di solito le disposizioni più minacciose – ce ne sono parecchie, attualmente – vanno a schiantarsi contro la mia sicurezza e fiducia interiore, e una volta risolte dentro di me, perdono molto della loro carica paurosa.”

Questo non vuol dire negare quello che accade intorno a noi e ritirarsi da eremita su un monte facendo finta che il mondo non esista. Al contrario, nel momento in cui decidiamo consapevolmente di vedere il mondo senza essere trascinati da esso e decidiamo di accoglierlo, siamo già Rivoluzione.

Ovviamente, questo non ci viene facile e spontaneo, serve un gran lavoro di pulizia e cura, prima di tutto della nostra interiorità. Nelle nostre profondità c’è paura, rabbia e disperazione che tentiamo di coprire, riempire e nascondere guardando fuori, cercando appigli all’esterno. Non funziona, non può funzionare, in fondo lo sappiamo, sappiamo che l’unica vera cura è guardare dentro, ma guardarsi dentro richiede molta energia e coraggio. E’ un lavoro che si fa istante per istante. Ad ogni istante possiamo scegliere di uscire dal sistema della guerra ed entrare nel Nuovo mondo. Non domani, ma oggi. Anzi, esattamente, ora.

Devi essere un vincente, punto.

Sta facendo molto scalpore la felicità della giovane nuotatrice Benedetta Pilato. Fa scalpore perché è una felicità data da un quarto posto alle Olimpiadi (volgarmente detta “la medaglia di legno”). I commentatori Rai sono rimasti scioccati e travolti da questa felicità, non si capacitavano di come una persona può essere felice “nonostante” il quarto posto in una finale olimpica, ossia sei la quarta migliore al mondo. Particolarmente imbarazzanti sono stati i commenti della nota sportiva Elisa Di Francisca: “ma ci è o ci fa?”, “cosa ci è andata a fare…”, “rabbrividisco” ecc… 

Viviamo in una società dove devi essere il primo, perchè il secondo è solo il primo dei perdenti. Devi essere un vincente, punto. Siamo tutti schiacciati da questa mentalità idiota che sta distruggendo l’umanità, siamo schiacciati da questa idea di sopraffazione del prossimo, nello sport, nel lavoro, nel condominio e tra i popoli.

Giustamente, a difesa della nuotatrice, si è sollevata una protesta contro la mediocrità delle reazioni dei dipendenti Rai. Ricordiamoci però che questo modo di “vivere” cammina sulle nostre gambe. Come e quanto giudichiamo gli altri? Li giudichiamo in base alla loro professione, ai risultati sportivi, al loro conto in banca? E soprattutto, come giudichiamo noi stessi? Ci giudichiamo in base alla nostra classe sociale, ai risultati dei nostri figli, ai like che prendiamo nei social?

Il confronto è sempre un ottimo modo per conoscere e conoscersi, ma quando il confronto diventa competizione la tua disfatta vuol dire la mia vittoria, la tua morte vuol dire la mia sopravvivenza.

Alleniamoci alla compassione verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi. 
Accogliamo il fatto di aver commesso errori, di non essere stati all’altezza delle aspettative (degli altri), di essere stati fragili.
Osservandoci, possiamo riconoscere e lasciare andare le paure, le aspettative ed i pregiudizi. 
Apriamoci all’idea di essere già completi e perfetti così come siamo. 

Perché siamo Oro.

Julian Assange è libero

Julian Assange è libero e colpevole, colpevole di aver informato il mondo intero dei crimini di guerra (e molto altro) commessi dallo Stato più “democratico” e “giusto”, colpevole di aver diffuso una quantità incredibile di informazioni estremamente importanti per noi cittadini, in poche parole: colpevole di aver fatto il giornalista. Ma che ne sanno i giornalari nostrani di che cosa vuol dire fare il giornalista…

Grazie Julian!

Un po’ di spunti sui risultati delle europee

Quali sono le principali ragioni di chi non andato a votare?

Non sentirsi in linea con nessun partito, delusione verso la politica (dei palazzi), rassegnazione del tipo “tanto non cambia niente” (e qui li capisco dato che il parlamento europeo non conta una cippa). E’ il caso di partire da un’analisi dell’astensione per iniziare ad invertire la rotta.

C’è un rischio di ritorno al fascismo?

Direi di no, ci sono ovviamente dei personaggi deliranti con dei seguaci, ma non vedo un rischio di fascismo per una serie di ragioni sociali, politiche ed antropologiche. Credo che il “pericolo fascimo” sia per lo più usato come strumento di distrazione di massa da una certa “sinistra” che non ha più nulla da dire perchè troppo compromessa.

Il M5S è morto?

Una parte di me spera di sì, così almeno ci leviamo di torno un po’ di finta opposizione. Dopo aver gettato le basi per la terza guerra mondiale votando l’invio di armi all’Ucraina non puoi scrivere “#pace” sul simbolo (che poi perchè usare un hashtag?). Infatti, ha dimezzato i voti: dai 4,6 milioni di voti del 2019 ai 2,3 milioni del 2024.

Si può partire dal risultato di Pace, Terra e Dignità di Santoro?

Direi di sì, per quanto la lista contenesse qualche soggetto discutibile e sia stata un po’ improvvisata ha raccolto un buon risultato segnalando che c’è un embrione dal quale può nascere qualcosa di importante.

Gli Stati Uniti d’Europa (Bonino, Renzi e compagnia) hanno raccolto quasi nulla, questo mi sembra un dato positivo.

“Si sono candidati tutti!”

Si stanno avvicinando le elezioni!

Europee, ma anche comunali in molte città. Anche la mia cittadina natale andrà al voto: 35000 abitanti, 7 candidati a sindaco, 24 liste per un totale di circa 500 candidati. Un candidato ogni 70 abitanti.

Lo stalking pre-elettorale è iniziato da un po’ e varie persone con cui ho parlato commentano questi numeri con un “si sono candidati tutti!”. In prima battuta ho condiviso questo commento basato sostanzialmente su un ragionamento “arrivista”, perché è così che viene percepita (e troppo spesso vissuta) la politica, come arrivismo.

Poi, però, riprendo coscienza e guardo il tutto da un altro punto di vista, da un vecchio-nuovo senso di politica. Un senso più ampio, ogni nostro gesto è politico, un senso più altruista, mettersi a servizio della comunità, un senso di potenza, ogni gesto cambia la realtà, ognuno di noi senza bisogno di essere il presidente della Repubblica può cambiare la nostra comunità.

Quindi mi dico: “tanti candidati? meglio!”. Più persone si occupano di politica più la politica sarà trasparente, anche solo per il semplice fatto che gli affaristi della politica avranno molte meno possibilità di fare affari. Come quando in una piazza qualcuno vuole gettare un rifiuto a terra, se la piazza è semivuota si farà pochi problemi nel gettarlo a terra, se la piazza è piena magari avrà voglia di gettarlo in un cestino.

Il mondo non ci piace? Iniziamo a cambiarlo.

I valori dell’Occidente

La presunta superiorità morale dell’occidente si scontra bruscamente con quello che sta avvenendo nella Striscia di Gaza (e tutte le volte che i valori costituzionali vengono traditi, ossia quasi sempre). Ammiro seriamente i vari soldatini del sistema intenti a estrapolare i valori dell’occidente nello sterminio che Israele sta portando avanti. Lo trovo un compito veramente impossibile! Come si può dire che Israele sta “esportando la democrazia” oppure che sta “lottando contro il terrorismo” senza mettersi a ridere (se va bene).

Questi mercenari del sistema della guerra devono mettere in campo tutte le loro tattiche imparate negli anni, purtroppo per loro, questa volta non saranno sufficienti. Persino la BBC nel video allegato mostra i crimini che sta commettendo l’esercito israeliano: i cecchini dell’idf (l’esercito israeliano) hanno sparato attraverso le finestre e colpito medici che stavano operando, i sanitari sono stati portati all’aperto, fatti spogliare, ammanettati e bendati, 46 sanitari non sono ancora stati rilasciati o sono spariti ed altro ancora… Questo non vuol dire nascondere i crimini commessi dalle forze di Hamas ovviamente, la guerra si fa sempre in due. 

I valori occidentali (ammesso che esistano) vengono solo sbandierati per giustificare un massacro ed in generale giustificare tutte le guerre del “democratico” Occidente. Non credo sia stato mai così chiaro che chi governa l’Occidente non è poi così democratico ed altruista. Questo sta aprendo ad un risveglio di coscienze.

Il sistema dominante sta crollando pt.2

Un’altra crepa si è aperta ieri. Alcuni ragazzi (molti dei quali minorenni) sono stati caricati dalla polizia per una “manifestazione non autorizzata”. Coprire il vergognoso massacro che sta avvenendo in Palestina è sempre più difficile. La violenza di ieri a Pisa ha smosso molte anime.

L’unico rischio che vedo è che si trasformi in uno scontro interno tra “buoni” (quelli all’opposizione) e “cattivi” (quelli al governo). Mi spiace, ma vedo solo “cattivi”. I “buoni” se fossero stati al governo avrebbero fatto la stessa cosa dei “cattivi” (magari con una narrazione più “desinistra”, ma stessa ciccia). Per questo motivo trovo stucchevoli le dichiarazioni di solidarietà dei vari politicanti “desinistra”. Mi piacerebbe vedere un movimento di pace spontaneo a tutti i livelli (politico, culturale, familiare), non solo (sacrosanti) movimenti di piazza.

Il sistema dominante sta crollando. Quanto ci vorrà? Non ci è dato saperlo, ma le crepe sono sempre più evidenti. Cosa possiamo fare? Intanto possiamo portare più pace nella nostra vita quotidiana.

#Gaza#palestina#pisa#manifestazione#scontripolizia#stopthegenocide#stopalgenocidio#cessateilfuoco

Il sistema dominante sta crollando.

La propaganda del sistema sta diventando sempre più una parodia di se stessa. L’ultimo vergognoso esempio è stato quello tra Dargen D’Amico-Ghali e la dirigenza Rai al festival di Sanremo (festival che è ormai tristemente famoso per essere un centrifugato di qualunquismo, egocentrismo ed ipocrisia). Tempo fa’ almeno alle aspiranti Miss Italia era concesso dire: “Vorrei la pace nel mondo”. Ora non si può dire nemmeno quello. La propaganda nei suoi ultimi colpi di coda prova a negare il massacro che sta avvenendo a Gaza sotto gli occhi di tutto il mondo.

Per il conflitto Russia-Ucraina la superficiale dialettica del buono-cattivo, aggressore-aggredito o vittima-carnefice ha retto abbastanza bene, ma ora?
Chi è il buono e chi il cattivo?
Chi l’aggressore e chi l’aggredito?
Chi la vittima e chi il carnefice?

Il sistema dominante sta crollando. Quanto ci vorrà? Non ci è dato saperlo, ma le crepe sono sempre più evidenti. Cosa possiamo fare? Intanto possiamo smettere di credere alle cavolate che ci raccontano a reti unificate.

Il sogno (inconscio) di Archimede

“Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”

Il buon Archimede disse questa frase con una accezione puramente fisica, o forse no? Se ci fosse un significato non fisico? Un altro significato che forse nemmeno Archimede intendeva? Proviamo a riscriverla così:

“Diamoci un punto di appoggio e rivoluzioneremo il mondo”

Quale punto di appoggio? Che vuol dire “rivoluzionare”? Quale mondo si intende?

Partiamo dal fondo, il mondo è quello che percepiamo, le nostre relazioni con gli altri essere umani e la natura, le nostre emozioni, i nostri pensieri, ecc… Insomma, tutto quello che arriva alla nostra coscienza.
Rivoluzionare vuol dire “cambiare punto di vista”. Cambiare punto di vista su quello che ci succede, sulle nostre credenze, sugli altri.
Infine, il punto d’appoggio siamo noi stessi, l’unico punto d’appoggio dove possiamo intervenire e che al tempo stesso ci nutre. Non l’altro, ma solo noi stessi possiamo rivoluzionare il mondo. Qualcuno potrebbe obiettare: “Eh ma io sto cercando di cambiare, ma anche l’altro deve cambiare!”. Comprensibile, ma in questo modo stiamo inserendo un secondo punto d’appoggio e come sapeva bene Archimede, non esiste una leva con due punti di appoggio. Non funzionerebbe, non solleverebbe nulla, figuriamoci il mondo.

Vivere la vita in modo diverso è possibile, dobbiamo solo fidarci del nostro punto d’appoggio.