Sta facendo molto scalpore la felicità della giovane nuotatrice Benedetta Pilato. Fa scalpore perché è una felicità data da un quarto posto alle Olimpiadi (volgarmente detta “la medaglia di legno”). I commentatori Rai sono rimasti scioccati e travolti da questa felicità, non si capacitavano di come una persona può essere felice “nonostante” il quarto posto in una finale olimpica, ossia sei la quarta migliore al mondo. Particolarmente imbarazzanti sono stati i commenti della nota sportiva Elisa Di Francisca: “ma ci è o ci fa?”, “cosa ci è andata a fare…”, “rabbrividisco” ecc…
Viviamo in una società dove devi essere il primo, perchè il secondo è solo il primo dei perdenti. Devi essere un vincente, punto. Siamo tutti schiacciati da questa mentalità idiota che sta distruggendo l’umanità, siamo schiacciati da questa idea di sopraffazione del prossimo, nello sport, nel lavoro, nel condominio e tra i popoli.
Giustamente, a difesa della nuotatrice, si è sollevata una protesta contro la mediocrità delle reazioni dei dipendenti Rai. Ricordiamoci però che questo modo di “vivere” cammina sulle nostre gambe. Come e quanto giudichiamo gli altri? Li giudichiamo in base alla loro professione, ai risultati sportivi, al loro conto in banca? E soprattutto, come giudichiamo noi stessi? Ci giudichiamo in base alla nostra classe sociale, ai risultati dei nostri figli, ai like che prendiamo nei social?
Il confronto è sempre un ottimo modo per conoscere e conoscersi, ma quando il confronto diventa competizione la tua disfatta vuol dire la mia vittoria, la tua morte vuol dire la mia sopravvivenza.
Alleniamoci alla compassione verso gli altri, ma soprattutto verso noi stessi.
Accogliamo il fatto di aver commesso errori, di non essere stati all’altezza delle aspettative (degli altri), di essere stati fragili.
Osservandoci, possiamo riconoscere e lasciare andare le paure, le aspettative ed i pregiudizi.
Apriamoci all’idea di essere già completi e perfetti così come siamo.
Perché siamo Oro.

