“Qui e subito”: quanto parlano le parole?

Queste righe nascono da una riflessione generata da una incapzatura (anche le incapzature possono essere fonte di ispirazione). Vi racconto cosa è accaduto. Avevo appena iniziato a leggere “L’isola” di Huxley, un romanzo utopico infarcito di analisi sulla società moderna. In questa isola ci sono degli uccelli (simili a pappagalli) che pronunciano a macchinetta alcune frasi, la più frequente è: “Qui e subito!”. Gli abitanti dell’isola spiegano che questi pappagalli sono estremamente utili perché le loro parole ci ricordano di vivere nel presente e non vagare con la mente tra passato e futuro. A questo punto però qualcosa non mi fila… “Qui e subito!” ?!?! 

Avendo un po’ conosciuto le filosofie orientali, fermo la lettura e vado a leggere la versione originale del romanzo. Nel testo inglese trovo che la frase è “Here and now!”. Qui nasce l’incapzatura perché, chi conosce minimamente le filosofie orientali (delle quali Huxley fu un grande conoscitore), come taoismo, buddhismo o induismo, sa che una delle pratiche fondamentali è quella di vivere il presente e non lasciarsi distrarre dal “chiacchiericcio mentale”. Quindi non si può tradurre “now” con “subito” perché storpia completamente il significato dell’originale inglese. La frase andava tradotta con “Qui ed ora” (o al limite un più cacofonico “qui ed adesso”). 

L’incapzatura mi porta a chiudere il libro e a cercare nel web il traduttore del romanzo, l’intenzione è quella di fargli notare il grave errore semantico. Lo trovo e scopro che ha effettuato decine di traduzioni, ma che è morto negli anni ottanta (“L’isola” è del 1962). Mi fermo, ritorno anche io nel presente ed inizio a vedere la questione sotto una prospettiva diversa.

Il traduttore ha una bella esperienza nel suo campo, ma indubbiamente non conosce questo diffuso concetto orientale del “qui ed ora”. Come mai ha scelto “subito”? Il pensiero mi si lega ad una seminario che ho seguito “casualmente” il giorno prima, l’oratrice spiegò che tutti i reali cambiamenti necessitano di tempo e che non dobbiamo lasciarci influenzare dall’ideologia consumistica del “tutto e subito”. Vuoi vedere che il traduttore, condizionato da una società del consumo, si sia lasciato ingannare da una traduzione più “moderna” (ma errata)? E quindi, perché condannare una persona che era semplicemente vittima del suo contesto sociale?

Il concetto di “tutto e subito”, in particolare, ha attecchito negli ultimi decenni soprattutto nelle generazioni più giovani. Noi occidentali possiamo soddisfare le nostre volizioni quasi all’instante: “vuoi comprare un nuovo paio di scarpe? Accedi al negozio online, metti i dati della carta credito e via!”. Si è persa un po’ anche quella saggezza contadina del saper aspettare, la natura in questo è grande maestra. Siamo talmente offuscati che abbiamo anche perso la capacità di capire cosa veramente vogliamo.

Come capire cosa veramente vogliamo? Forse servirebbe una intera vita per poter dare una degna risposta, ma cosa possiamo fare “qui ed ora”? Possiamo fermarci, ascoltarci e notare che i bisogni ed i doveri in fondo non sono così vitali, ma c’è molto altro.