Ho passato qualche giorno in tenda al Festival dell’Alta Felicità a Venaus (TO), un appuntamento annuale per tutto il movimento NoTav e non solo. Partiamo dagli aspetti positivi, il festival è stato organizzato bene (alcune cose da sistemare ci sono, ma è normale): ingresso gratuito, gruppi musicali di livello, cibo molto buono a prezzi molto contenuti, acqua potabile gratuita, pochissima plastica, servizio navette, ampi spazi, dibattiti e stand molto interessanti.
Si respirava voglia di cambiamento, non rassegnazione e potenza, incarnati in ragazzi e ragazze molto giovani (molto più di me! :D). Ho percepito una carica energetica che non vedevo da parecchi anni, diciamo dal M5S del 2016/2017 (ben diverso dalla mondezza che è diventato ora). Si percepiva uno spirito di leggerezza, mutuo aiuto e accoglienza. La manifestazione del sabato pomeriggio è stata molto partecipata.
Veniamo alle perplessità, l’energia che circolava non sempre era positiva, nei dibattiti, dai gruppi musicali dal palco, durante la manifestazione, si percepiva odio e rabbia. Ci sta, stiamo parlando di una opera totalmente inutile, costosa, con rischio concreto di infiltrazioni mafiose, che devasta il territorio e chi ci vive. Siamo un popolo sempre più schiacciato da crisi di ogni tipo, imposizioni e clima di terrore. È giusto pretendere giustizia per tutto quello che abbiamo e stiamo subendo. Il problema che mi pongo è: come farlo? Quale è la strada più opportuna per prendere posizione e rivendicare i nostri diritti?
Non condivido per nulla la distruzione, l’ingaggio con le forze dell’ordine ed in generale l’incitamento all’odio con cori o altro. Ma allora come lottare? La risposta non è per nulla facile, tanti si sono interrogati in profondità sul tema della nonviolenza, penso a Dolci, Capitini, Mandela, Gandhi, ecc. Non credo ci sia una risposta assoluta, ma credo fermamente che ci sia una sorta di legge universale in questa dimensione terrestre: la violenza genera violenza. Quindi dobbiamo essere ben consapevoli che quando agiamo con violenza probabilmente stiamo generando altra violenza in una spirale infernale. Questo non vale solo per la violenza fisica, vale anche per quella della parola, del comportamento ed in fondo del pensiero.
L’essere umano è su un precipizio, è chiamato a cambiare la propria forma di pensiero. Ci vuole lucidità, coraggio e nervi di acciaio. Dobbiamo inventarci nuovi modi di fare Rivoluzione, per questo serve conoscere a fondo noi stessi, quanto e come siamo condizionati (spesso nemmeno ce ne accorgiamo), e conoscere come il sistema funziona, come ci ingabbia ed opprime, tutte le sue tecniche (anche le più subdole), tutte le interconnessioni (anche le più criminali). Ringrazio tutte quelle persone che stanno provando ad incarnare questo nella loro vita quotidiana, a Venaus ce ne erano tantissime.
(foto di “notav.info”)
